Ascoltarsi per Ascoltare: la via regia per l’incontro con l’altro

Condividi su:

Per il mese di Ottobre, dedicato alla Psicologia, l’Ordine degli Psicologi ha scelto come tematica l’importanza dell’ascolto. L’obiettivo è quello di offrire spazi di riflessione su come una buona capacità di ascolto o, viceversa, una cattiva capacità di ascolto, incida nella vita di tutti i giorni, in ambito personale, sociale e lavorativa.

Cosa ascoltare e come?

Il verbo ascoltare, per sua natura, richiama immediatamente, tra i cinque, il senso dell’udito ed è quindi associato alle parole, al racconto verbale. L’ascolto attivo dell’altro richiede un lavoro coordinato di tutti i sensi:

  • l’udito, per ascoltare le parole che vengono dette o che non vengono dette ma anche per ascoltare il silenzio;
  • la vista, per osservare i gesti a supporto delle parole, la mimica facciale, le posture;
  • l’olfatto, che anche se non così sviluppato nell’essere umano, è indicativo della condizione che il nostro interlocutore sta vivendo;
  • il tatto, per prendere consapevolezza del tono muscolare dell’altro quando è in relazione con noi, per esempio.

Ma non basta

È possibile infatti che il nostro interlocutore stia simulando uno stato emotivo, per esempio che stia fingendo di essere felice. Con i sensi potremmo vedere un sorriso e ascoltare un racconto con qualche risata… ma…[Dopo qualche giorno dall’incontro con il nostro interlocutore apprendiamo  che si è suicidato o che ha tentato il suicidio. La risposta di chi, mentre interagiva con l’interlocutore, aveva i cinque sensi attivi potrebbe essere: “Ma come è possibile? Ho parlato con lui due giorni fa e mi aveva detto che era un periodo positivo, che era felice! Non mi ero accorto di nulla!”]

Cosa è mancato a quella comunicazione?

Se l’azione coordinata di tutti i nostri sensi è sicuramente un primo passo verso l’ascolto dell’altro è solo l’attivazione del circuito emotivo che permette di comprendere fino in fondo cosa l’altro prova, per il semplice fatto che lo proviamo noi stessi. Nell’esempio precedente, un ascolto attento, di tipo emotivo, ci avrebbe permesso di sentire che, mentre il nostro interlocutore rideva noi provavamo tristezza o avvertivamo una sensazione “stranaˮ, qualcosa di discrepante, di discordante da ciò che comunemente è la felicità… [Dopo qualche giorno dall’incontro con il nostro interlocutore, apprendiamo che si è suicidato o ha tentato il suicidio. La risposta di chi, mentre interagiva con l’interlocutore, aveva attivi non solo i cinque sensi ma anche l’apparato emotivo potrebbe essere: “Mi aveva detto che era felice ma avevo capito che in realtà c’era qualcosa che non andava…”]

Cosa ascoltare dunque?

Le emozioni. Quelle che proviamo noi quando siamo in relazione con l’altro, perché sono la via regia per incontrare, veramente, l’altro.

Condividi su:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi