Come insegnare la gestione delle emozioni

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Nell’articolo “Le emozioni Come Onde del Mare” attraverso l’analisi del libro “Che Rabbia!” (d’Allancé), abbiamo descritto la traiettoria tipica delle emozioni e abbiamo osservato come, se non integrate all’interno dell’universo emotivo e cognitivo, le emozioni prendono il sopravvento e si manifestano con comportamenti violenti e distruttivi.

In questo articolo attraverso una analisi del libro, “TEA, il libro delle emozioni” (Silvia Serreli) cercheremo di capire come è possibile aiutare un bambino a percepire, riconoscere, elaborare e dissolvere in modo funzionale, la stessa emozione che ha portato il protagonista dell’altra storia, Roberto, a comportamenti distruttivi.

Come aiutare un bambino a gestire le proprie emozioni?

Diversamente dal papà di Roberto nel libro “Che Rabbia!”, la piccola Tea ha un nonno molto attento agli stati emotivi della bambina. Quando la piccola torna a casa il nonno, dai comportamenti inusuali della nipote, comprende che c’è qualcosa che non va e, invece di ignorarla (come fa il papà di Roberto) le parla, aiutandola a dare un nome a quella emozione che non la fa stare bene – “Insomma Tea, non fai che arrabbiarti per tutto”- chiedendole di pensare alle ragioni di questo suo comportamento – “Perché fai così? Cosa è successo? Raccontami…”.

Di fronte alle motivazioni di Tea, il nonno compie un passaggio interessante: le fa notare che gli episodi che oggi la fanno arrabbiare, sono gli stessi sui quali in genere lei ride, aprendo un varco alla possibilità di riflessione sul fatto che dietro quegli episodi possano celarsi significati più grandi.

Tea però è ancora arrabbiata e come Roberto vorrebbe rompere tutto, lanciare via tutto, urlare. Come il protagonista di “Che Rabbia!” Tea sente l’emozione nella testa, che preme e non la fa ragionare (una delle caratteristiche delle emozioni è che si possono sensorialmente avvertire in specifiche parti del corpo).

Mentre la fase di innesco e il raggiungimento dell’apice emotiva sono comuni nei due bambini, la fase di dissolvenza dell’emozione è profondamente diversa, non solo per come avviene ma anche per le conseguenze che avrà nel futuro.

Diversamente dal piccolo Roberto, Tea ha un adulto accanto a sé che la aiuta a identificarsi con lui – “Quando ero piccolo e mi arrabbiavo, urlavo, battevo i piedi e facevo i dispetti a tutti” e che le suggerisce una modalità più funzionale per veicolare l’emozione all’esterno affinchè possa dissolversi. “Una volta il mio papà mi diede un cuscino su cui aveva dipinto una faccia sorridente e mi disse: quando sei arrabbiato, invece di prendertela con tutti, prova ad abbracciare forte il cuscinosta uscendo la rabbia Tea?….Forse sta uscendo!…Credo che anche loro vogliano un abbraccio (riferendosi al fratello e al suo cane che aveva trattato male)…finalmente adesso Tea sorride”.

Mentre la rabbia di Roberto, chiusa in una scatola e non elaborata sarà destinata a tornare fuori con una intensità superiore Tea, grazie alla mediazione di un adulto, ha avuto la possibilità di capire che tutti provano emozioni e che di queste se ne può parlare. Ha imparato che è importante dare loro un nome e che dietro ai singoli eventi possono esserci significati più profondi che innescano queste reazioni. Ha avuto inoltre una dimostrazione del fatto che è possibile trasformare le emozioni negative in emozioni di polarità opposta, trovando il canale giusto per farle venire fuori.

Come per Roberto le emozioni di Tea, come onde del mare, continueranno il loro moto costante ma, diversamente da Roberto, avranno una minore intensità.

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