Le narrazioni dei bambini in psicoterapia

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Affinché possa esserci narrazione è indispensabile la capacità di organizzare il racconto in script, ovvero in CHI (attore) FA COSA (azione) e PERCHÉ. All’ età di tre anni, i bambini sono in grado di raccontare eventi personali e di routine mentre è solo dall’età scolare che sono in grado di raccontare storie di fantasia (Rollo, 2007).

Diversamente dagli adulti, la narrazione che i bambini fanno di sé passa attraverso forme non verbali come il disegno e il gioco (con oggetti o con il corpo). Queste attività permettono al bambino di rappresentare il proprio universo interiore su cui, insieme al terapeuta, si può parlare e pensare.

La psicoterapia diventa così uno spazio in cui il bambino può esprimere se stesso attraverso il canale a lui più congeniale, per prendere coscienza dei suoi desideri, delle sue paure e delle sue ribellioni. Diventa un luogo in cui “fare palestra” di nuove modalità di essere nella relazione con l’altro, in cui il bambino è aiutato a plasmare, articolare e differenziare i propri schemi cognitivi e affettivi per renderli meno rigidi e dicotomici.

Il gioco comportamentale con i bambini, così come il gioco linguistico con gli adulti, sostanziandosi all’interno della qualità emotiva della relazione entro cui tali scambi si svolgono, apre le porte alla possibilità di integrazione e cambiamento (Lambruschi, 2014).

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